giovedì 13 giugno 2013

La prima cosa bella, 5/5

Con un po' di ritardo, ma finalmente ho visto anche io La prima cosa bella, film di Paolo Virzì del 2010.
Dal trailer non mi aveva entusiasmata più di tanto, ma devo dire che è molto carino!
La trama è abbastanza semplice: ambientato a Livorno, città del regista, nel 1971 una giovane madre viene eletta 'mamma più bella' in un anonimo concorso di bellezza. Questo evento segna l'inizio dei guai per la giovane Anna ed i suoi due figli; come in una sorta di domino, a poco a poco, tutto si complica: il suo matrimonio fallisce, la vita di madre e figli diventa un vero e proprio girovagare in cerca di un posto sicuro in cui stare, quasi una vita bohémien nell'Italia dei primi anni '70, con litigi, amori, simpatie, dispetti, problemi ed eventi tragicomici che si susseguono fino ai giorni nostri.
La storia è infatti presentata anche per mezzo di continui flashback, che personalmente ho trovato essere la parte più interessante, un continuo ritorno al passato, visto attraverso gli occhi dei due figli ormai adulti di Anna, Valeria e Bruno, quest'ultimo rimasto quasi traumatizzato dal tipo di vita condotto con la madre quando era bambino, perennemente imbronciato e depresso e timido a tal punto da sentirsi sempre a disagio.


Film molto bello, ben fatto nelle riprese e nei dialoghi ed anche il cast mi è piaciuto molto, un insieme di grandi attori italiani che hanno saputo rappresentare al meglio i personaggi. La scoperta di questo film, almeno per me, è stata proprio Micaela Ramazzotti, che interpreta Anna da giovane.


Ha saputo dare vita ad un personaggio fragile e complesso, una donna semplice, ma di una bellezza straordinaria, volubile, ma anche una mamma piena di amore e devozione per i proprio figli, che fa di tutto per far vivere loro una vita serena, nonostante tutto.
Un film davvero bello, mi è piaciuto molto! Ve lo consiglio vivamente :)

mercoledì 12 giugno 2013

Viaggi... un piccolo scorcio di casa.

Qualche giorno fa mi sono concessa un piccolo stacco ed ho visitato un po' della mia terra. A volte sentiamo la necessità di evadere, scappare e vedere il mondo.. ma cosa e quanto effettivamente sappiamo dei nostri luoghi d'origine? Io vengo da una piccola cittadina che si affaccia sulla costa adriatica e, poco alla volta, sto scoprendo sempre più le meraviglie che l'Abruzzo offre ed ogni volta rimango piacevolmente sorpresa.
Quindi, ho deciso di andare un po' in giro...

 L'abbazia di S. Giovanni in Venere, Fossacesia.
Nonostante l'imponenza della struttura, la chiesa è molto semplice e la sua posizione offre una splendida veduta della costa da Fossacesia a Vasto.
 
 Ma la cosa più bella dell'abbazia è, a mio avviso, il chiostro presente al suo interno. 
Avrete la sensazione di entrare in un mondo a parte, silenzio e quiete vi accoglieranno... insieme al gatto dell'abbazia ;)

 Dopo l'abbazia ho visitato il cimitero inglese. Ce ne sono un paio nella zona, tutti molto belli.
L'atmosfera è toccante e lieve; vale la pena fare una visita.


Ed infine la 'costa dei trabocchi', che si estende da Ortona a Termoli. 
Mare, sole e spiagge che, a quanto pare, hanno fatto innamorare anche D'Annunzio (che affarone, eh).

Le ultime due foto le ho scattate con il cellulare per Instagram, quindi la qualità non è delle migliori.

A volte non serve andare troppo lontano per scoprire delle piccole meraviglie, basta solo un po' di curiosità!

domenica 9 giugno 2013

Le Beatrici, 4/5



Okay, confesso: non avevo mai letto nulla di Stefano Benni. Ne ho sentito molto parlare e quasi sempre in positivo, ma non mi ero mai soffermata a sfogliare un suo libro. L'altro giorno, però, ero in libreria e ad essere sincera mi è piaciuta subito la copertina, motivo per cui ho deciso di prendere il libro.
Fortunatamente si è rivelata la scelta giusta: Le Beatrici di Stefano Benni è una lettura intrigante e divertente, veloce, che lascia un sorriso sulle labbra ed anche qualche riflessione dentro.
Si tratta di otto monologhi tutti al femminile (monologhi che sono stati anche rappresentati a teatro): una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. 
Con ironia ed uno stile semplice e a tratti tagliente, Benni ci trascina nell'universo femminile tra invettive, vaneggiamenti, sogni, ricordi e sproliloqui, senza ovviamente dimenticare qualche pungente critica al governo, che non guasta mai. 
Un libro davvero carino. Consigliato.

domenica 28 aprile 2013

Lettere a Milena, 5/5

Ritorno a questo blog ormai dimenticato e vi chiedo venia per l'assenza, ma troppo spesso l'ispirazione manca. Negli ultimi mesi ho un po' abbandonato la scrittura o, per meglio dire, lei ha abbandonato me; ma voglio riprendere e come primo aggiornamento vorrei parlarvi di uno degli ultimi libri che ho letto (perchè la lettura, quella, non mi abbandona mai): Lettere a Milena, di Kafka.


Edito per la Oscar Mondadori, si tratta di 225 struggenti pagine nelle quali viene riportato il carteggio tra Franz Kafka e Milena Pollak, giovane traduttrice ceca della quale Kafka si innamorò perdutamente.
Interessanti sono anche le lettere, che troviamo a fine volume, che la stessa Milena inviò a Max Brod, amico e confidente dello scrittore.
Forse più di tutti i romanzi ed i racconti, queste lettere racchiudono la vera essenza dell'animo di Kafka: un animo fragile, sensibile e profondamente dilaniato dall'angoscia, unica costante nella vita dello scrittore. In esse emergono i sentimenti più contraddittori che segnarono la vita di Franz Kafka: il suo essere ebreo e non sentirsi tale, cosa che sempre influenzerà il rapporto di Kafka con se stesso e con la società; la sua malattia fisica, che contribuì a rendere ancor più negativa la sua visione della vita e che fu sicuramente influezata ed aggravata dalla più incurabile malattia interiore dello scrittore, che potremmo tradurre come una totale incapacità di vivere, rappresentata dal suo ascetismo che non ha niente di eroico o evocativo, ma che è pura e semplice rinuncia alla vita; il mondo, infatti, rimarrà sempre un oscuro mistero per Kafka, che pur sforzandosi non riuscirà mai ad inserirsi in esso. La stessa Milena scrive di lui:

 "Tutto questo mondo è e rimane enigmatico per lui.
[...]  Egli non sarà mai sano, fintanto che avrà questa angoscia." 
Dalle lettere emerge l'amore viscerale e quasi morboso, forse anche idolatrico, che Kafka prova per Milena e che avrà un intenso picco nel breve incontro tra i due.
Di contro, nel carteggio tra la donna e Max Brod leggiamo quelli che sono i sentimenti della stessa Milena, divisa tra un profondo affetto ed una forte ammirazione per lo scrittore, che tuttavia non si risolverà mai in un amore pienamento corrisposto, anche perchè come ella scrive: 

"[...] Forse ero troppo donna per trovare la forza di assoggettarmi a una vita
che sarebbe stata, sapevo bene, la più rigorosa ascesi fino alla morte."

Ancora, molto interessante è anche l'elogio funebre scritto in onore di Franz Kafka e riportato nel libro, nel quale troviamo una sua descrizione fine ed accurata e che, personalmente, mi ha molto toccata.
Un'ottima edizione per un libro che ci aiuta a conoscere e meglio comprendere quel piccolo e magico universo che è Franz Kafka.
Vivamente consigliato.

mercoledì 2 gennaio 2013

Attese e poesie


uno strano dolore... Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai."


Ma io ti ho avuto, ti ho vissuto.
Ho avuto le tue labbra, le tue mani sulla mia pelle, i tuoi occhi che mi guardavano e guardavano solo me. Solo me
Ti ho avuto di nascosto, al riparo dagli sguardi indiscreti degli altri;
ma non ti ho avuto come si hanno due amanti, no. 
Ti ho avuto come si hanno due anime gemelle.
Il nostro fare l’amore era abbracciarsi fino a farsi male, fino a sentire le braccia dolere per aver stretto troppo.
Il nostro fare l’amore era respirare il tuo respiro, mentre lasciavi dolci baci sul mio viso, tra i miei capelli.
Il nostro fare l’amore era sentire le tue dita che mi scoprivano, sfioravano la mia pelle, memorizzando ogni linea ed ogni solco.
Il nostro fare l’amore era rimanere in silenzio, guardandoci a lungo, le labbra increspate da un lieve sorriso.
Il nostro fare l’amore era guardare il mare, tenendoci stretti, le dita intrecciate, ai piedi del faro.
Il nostro fare l’amore era avere il pavimento sparso di libri aperti, pagine segnate e poesie sottolineate; versi che sapevano di noi, parole che profumavano di noi.
Ed ora, te ne sei andato. Hai detto che non volevi farmi soffrire e te ne sei andato.
Ed ora, cosa mi rimane? I cocci di questo cuore malato su un mucchio di canzoni, parole, ricordi, sospiri.
I cocci di questo cuore malato che tu solo hai saputo guarire.

sabato 15 dicembre 2012

Gli occhi del mare

Una delle cose che più amo al mondo è il mare d'inverno. Non c'è mai nessuno, una lingua di spiaggia lambita dalle onde leggere, il confine tra mare e terra sul quale far viaggiare liberi i pensieri, lasciandosi accarezzare dal vento freddo.
Il confine del mondo.
In un suo libro Baricco parlava dell'Oceano Mare infinito, che aveva il potere di donare la vita e poi, crudelmente, di strapparla a noi povere mortali. L'Oceano Mare infinito, rifugio per i relitti delle nostre anime, purificazione e dannazione insieme. E Baricco parlava anche degli occhi del mare, impossibili da trovare eppure necessari per ricominciare a vivere.
Il problema è, cosa si fa quando si trovano quegli occhi? Si ha davvero il coraggio di ricominciare a vivere?
Perchè il fatto è che ci sono occhi che ti divorano. Ci sono occhi sinceri, limpidi, folli che riescono a penetrarti dentro, a strisciare sotto la pelle e lacerare le barriere dell'anima. E quando l'anima è scoperta, spogliata della sua armatura, sanguina. 
Ci sono occhi che ti aprono un abisso dentro, ma spesso abbiamo paura di lasciarci cadere in quell'abisso e allora rimaniamo in bilico sul bordo. Sul confine. Guardiamo in basso, terrorizzati di quello che potremmo trovare in fondo a quel buco scuro, incapaci di vedere la luce. Incapaci di non provare paura, che è il male peggiore. Ci ammaliamo per la troppa paura... o, a volte, per il troppo amore.
Ma se la malattia fosse anche la medicina? 


lunedì 3 dicembre 2012

Viaggi, Dublino.

Avete mai avuto la sensazione di sentirvi a casa, pur essendo in realtà lontani chilometri da quella che avete sempre definito come tale? Nella mia breve esistenza, ho avuto il piacere di provare un sentimento simile solo una volta, solo in un posto: Dublino.
Ci sono stata una settimana, tra l'altro si trattava di uno stage scolastico, ma quella città mi ha rapito il cuore. Per essere proprio sinceri, sono sempre stata un po' innamorata dell'Irlanda. Voglio dire, come si fa a non amarla? Con le sue distese di verde, i castelli e le rovine antiche che sembrano venire direttamente da una vecchia fiaba, i miti e le leggende. Mi ha sempre affascinata, c'avevo lasciato un pezzo di cuore ancor prima di andarci realmente e quando finalmente ero lì, è stato davvero come arrivare a casa.
La gente è cordiale ed educata, un po' matta sì (ed è sicuramente vero che bevono molto, eccome se è vero!), ma sempre gentile. E' anche vero che il tempo lì fa abbastanza schifo: pioggia e vento gelido quasi tutti i giorni, almeno la settimana in cui ci son stata io; ho perso il conto dei poveri ombrelli di Penny's sacrificati per proteggermi dal freddo. Pur essendo già la fine di Aprile, si doveva andare in giro con cappotti e sciarpe pesanti. Nonostante il tempo antipatico, però, camminare per le strade di Dublino è stato meraviglioso.
C'è un'atmosfera completamente diversa e la cosa più assurda è il silenzio. Malgrado il traffico e la fiumana di gente, c'era sempre un silenzio quasi irreale per le strade. Sembra assurdo, lo so, non credo si possa spiegare o capire finché uno non lo sente da sé. Come se si trattasse di una sorta di ordine, un equilibrio in mezzo al caos fatto di volti confusi e distratti ed autobus gialli. Era davvero straordinario! E straordinario era anche tutto il resto: dai musei ai monumenti, la biblioteca del Trinity, i negozi ed i ristoranti (se mai doveste andare, Eddie Rockets è una tappa obbligatoria!), i pub e le villette basse e strette e così tipicamente anglofone, caratterizzate dalle porte colorate: verdi, gialle, blu, rosse; ovunque posi lo sguardo, Dublino è un'esplosione di colori, profumi e suoni!
Io mi sono completamente innamorata di quella città, mi sono sentita a casa, nel posto giusto, come se vivere lì potesse cambiarmi davvero ed in positivo.







I gabbiani ed il fiume, un'altra cosa da amare di Dublino. La bella Liffey è lì che scorre placida ed indisturbata, portandosi dietro vite e ricordi, speranze e sogni, appena sfiorata dal tempo e da occhi languidi.
Quella parte di cuore che c'avevo lasciato da bambina, l'ho ritrovata mesi fa, sotto la pioggia, mentre guardavo il fiume scorrere lento. L'ho ritrovata, pulsante e viva, e l'ho lasciata lì, sul fondo del Liffey.